Vittorio Sereni: nota introduttiva e poesie su criticaletteraria

Una decina di giorni fa ho pubblicato su www.criticaletteraria.org una selezione di poesie di Vittorio Sereni e scritto una breve introduzione. La rubrica, chiamata “Pillole d’autore”, mira in questo modo a far conoscere autori spesso ignoti al grande pubblico, lasciando parlare i loro testi. Una sorta di breve invito alla lettura dunque, e nel caso non conosciate questo straordinario poeta, potete cliccare qui, al link originale.

Per comodità, riporto qui la mia introduzione, nell’augurio che qualcuno di voi passi alle sue poesie al link segnalato sopra:

Vittorio Sereni (Luino, 1913 – Milano, 1983) è una delle voci fondamentali del Novecento italiano. Poeta misuratissimo, la sua intera produzione è condensata in quattro raccolte: Frontiera (1941), Diario d’Algeria (1947), Gli strumenti umani (1965), Stella variabile (1981), ora reperibili nel volume Poesie(Mondadori, 1995, ed. critica di Dante Isella).
Pur partendo da una matrice linguistica ermetica, già in Frontiera si affacciano figure tangibili, segno di una sensibilità per la concretezza dell’esperienza contro il sublime astorico degli ermetici. Il paesaggio di Sereni è la sua Luino, è il Lago Maggiore, ma la tenerezza verso i luoghi natii appare già minacciata da segni sinistri, prefiguranti la seconda guerra mondiale. E la storia lascerà un segno indelebile su Sereni uomo e Sereni poeta nel Diario d’Algeria, scritto durante una prigionia durata due anni (verrà catturato dagli americani) che gli impedì di prendere parte alla Resistenza. Nel Diario la lingua poetica è ancora essenziale, ma la tavolozza pittorica di Frontiera lascia posto a un grigiore monocorde. Quasi venti anni dopo, è la volta de Gli strumenti umani, uno dei libri di poesia più importanti del Novecento, e quello in cui la poesia di Sereni si apre alla narrazione, al dialogismo, in un’Italia postbellica dove il poeta, malgrado la sua integrazione esteriore (lavorerà alla Pirelli, poi alla Mondadori) si sente sempre più a disagio: “non lo amo il mio tempo non lo amo”, scrive in un celebre verso. Passerà quasi un altro ventennio prima diStella variabile, le cui poesie cupe, condensate e sincere all’estremo, violentemente liriche, sigillano un’opera rigorosa, fedele alle proprie ragioni di fondo ma capace di ascolto e di umana pietà come poche altre nel nostro panorama.
Sereni è ingiustamente poco letto e poco conosciuto dai non addetti ai lavori, dai lettori cosiddetti “comuni”, che sono poi quelli che lo interessavano maggiormente, per rompere l’auto-confinamento del genere poesia. Credo quindi che proporre una piccola (e quasi arbitraria, vista la qualità del suo lavoro) selezione delle sue poesie su un sito variegato come critica letteraria, possa essere un minimo atto per rendergli giustizia. 
Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • Google Bookmarks
  • Tumblr
  • Digg
  • del.icio.us
  • Technorati
  • email

5 pensieri su “Vittorio Sereni: nota introduttiva e poesie su criticaletteraria

  1. Gran bei ricordi. Sereni è uno dei miei poeti preferiti e lo è stato sin da subito, da quando l’ho scoperto anni fa. Del resto sto parlando con uno sereniano sfegatato.
    Quando scrivi “Sereni è ingiustamente poco letto e poco conosciuto dai non addetti ai lavori, dai lettori cosiddetti “comuni”, che sono poi quelli che lo interessavano maggiormente, per rompere l’auto-confinamento del genere poesia” mi fai contento, e lo sai, perché uno dei miei sogni è vedere un giorno un’arte davvero popolare. Nel senso migliore del termine.
    Da un po’ di tempo sto letteralmente divorando Baldini. Spesso leggere poesia a lungo può diventare noioso, invece leggere Baldini ti mette al riparo da tutto ciò: c’è sempre qualcosa che accade e non ti stufi mai. Ogni poesia è un micro-racconto. Altro campione di poesia popolare della miglior specie.
    Ok, non so cosa c’entri Baldini con Sereni e mi sembra che anche il mio commento non abbia nè capo né coda. Abbi pazienza :)

  2. Anche per me, Davide, Sereni è uno dei poeti italiani preferiti, e concordo sulla tua presentazione e su “Gli strumenti umani” come fondamentale per il ’900. Adesso leggo quali poesie.

    un caro saluto!
    Buone Feste!

  3. Per me dovrebbe essere semplice dire qualcosa su Vittorio Sereni, ma ho conosciuto anch’io questo autore piuttosto tardi per miopia, vera e propria “ignoranza” poetica.
    Non l’ho amato da subito, il mio amore è cresciuto in modo direttamente proporzionale al mio stesso crescere, al mio affinare una sensibilità troppo a lungo sopita.
    Solo ora posso dire, in piena coscienza che Vittorio Sereni è stato esattamente quello che “uno di qui” poteva essere, è un esponente esemplare dei luoghi e dei tempi come li si vive qui, un po’ defilati, con quel vago senso di esclusione dai grandi sconvolgimenti. Sento di poterlo affermare perché “l’imprinting” dato da questa particolare esposizione territoriale (la frontiera, il margine) è endemico in individui particolarmente sensibili e dotati come lui era (era, è un grande e per sempre), anche se poi la vita ti porta via. Sono sensazioni a pelle, ma anche confermate dalla lettura delle prose “La tentazione della prosa” dove la misura è sempre la costante in Sereni, e una certa malinconia di fondo, un guardare alle mode, agli avvenimenti, alla storia, un viverli con una partecipazione pacata e obiettiva. Con attenzione ma mai facendosene fagocitare e questa è una caratteristica ambientale, ne sono convinta. Ciao Davide, un saluto
    Angela-Anais

  4. Grazie, cari amici, per i vostri commenti.

    @ Margherita: sono contento che Sereni sia tra i tuoi preferiti!
    @ Giacomo: guarda che il tuo commento ha capo e coda! hai giustamente estrapolato un passaggio dalla mia nota e fatto una riflessione sull’arte popolare, citando Bandini (che, mea culpa, ancora non ho letto) e quindi continuando un filo del mio discorso!
    @ Erica: eh sì, versi che mi ripeto spesso, e che a volte vengono a trovarmi, come quando il vento qui a Nottingham fa davvero “strane musiche”
    @ Anais: che piacere è stato leggere i tuoi commenti stanotte. Non si tratta certo di “ignoranza poetica”, credo, ma di un difetto dell’educazione scolastica che non ci avvicina nel modo giusto alla poesia, e si ferma a Montale. Per fortuna ora il web può consentirci di allargare le nostre conoscenze, punto di partenza per approfondimenti più accademici, avendone la voglia e il tempo. E’ azzeccatissima e acuta la tua osservazione sulla marginalità, come centrate in pieno le parole con cui descrivi l’immagine che ho io di Sereni, e che me lo rende così caro travalicando (ma senza trascendere, anzi, vivendola) la sua poesia. Ho letto troppo tempo fa “La tentazione della prosa” e “Gli immediati dintorni”, sono libri che vorrei e dovrei tenere sempre con me. Grazie per la tua lettura.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

*