Fabio Pusterla è uno dei più significativi poeti italiani. Ho avuto la fortuna di incontrarlo due volte a Pavia: nel 2005, quando presentò la sua penultima raccolta, Folla sommersa (Marcos Y Marcos, 2004), e nel 2009, quando fu chiamato a presentare l’auto-antologia Le terre emerse (Einaudi, 2009). Ricordo la sua umiltà , affabilità , caratteristiche rare in molti poeti d’oggi. E lo ringrazio, personalmente, per le sue impressioni su Per ogni frazione: sincere, partecipi, essenziali, e perfino molto positive. Condivido il suo giudizio che parlava – quanto al “limite” più evidente del libro – di una costruzione dei testi troppo esibita, di “un po’ di sforzo, una volontà che precede di poco l’espressione”.
Fabio si è costruito lentamente, nel tempo, un’autorevolezza pur restando ai margini della grande editoria (tutte le raccolte, a eccezione dell’antologia einaudiana, sono pubblicate da Marcos y Marcos) e dal presenzialismo a tutti i costi, come sottintende anche la marginalità geografica delle sue terre (vive nel Canton Ticino, a Lugano). Un poeta discreto, eticamente impegnato, memore dell’insegnamento (non solo poetico) del conterraneo Sereni. In molte sue poesie – dove viva, a livello stilistico, è la lezione montaliana - la presenza naturale, animale e geologica, sembra denunciare con ancora più evidenza l’imbarbarimento della società . Ma il pessimismo, il vigoroso risentimento etico, l’orrore mostrato, non sanno mai di auto-compiacimento, ma di umana pietas, che spesso sa aprirsi in quadri partecipati, lievi. Un poeta di cui consiglio vivamente la lettura, insomma.
E per cominciare, a tal proposito, segnalo, sul sito Criticaletteraria, una scelta di sue poesie e una breve presentazione della sua poetica, a cura di Gloria Ghioni: http://www.criticaletteraria.org/2011/10/pillole-dautore-fabio-pusterla.html


L’esilio comunque è in questo / non essere intero mai, non esistente del tutto / nell’istante, e sempre distante / dal vero.